ESCLUSIVA TB - Pagni: “Pio Esposito da Nazionale. Salvatore Esposito merita la Serie A. Il talento si riconosce con l’occhio umano e non con gli algoritmi”

Ieri ha festeggiato i 50 anni. Alla sua maniera. Divorando partite e studiando nuovi talenti emergenti che potrebbero accompagnarlo nella sua prossima avventura. Danilo Pagni scalpita e appare pronto a tornare in pista. L’ex direttore sportivo, tra le altre, di Salernitana, Ternana, Taranto, Viterbese e Gallipoli ha già ricevuto qualche chiamata in vista dell’estate. Riflessioni in corso per l’ex osservatore del Milan ai tempi della gestione Fassone-Mirabelli. Uno che è in pista da quando aveva 18 anni e si definisce iperattivo nonostante in questa stagione sia rimasto fermo ai box. Per Pagni non è una questione di categoria, ma di operatività: “Non uso la parola progetto - dice in esclusiva a NicoloSchira.com - perché è un termine abusato nel calcio e che non esiste. Cerco soltanto una società che mi faccia esprimere al massimo delle mie caratteristiche con il loro avallo.
Ho sempre portato risultati sportivi e finanziari dovunque sono stato. Parlano i fatti”.
Oggi però vanno di moda gli algoritmi e gli yes-man in molti club…
“Sono un figlio della gavetta. Ho girato tutti i continenti per vedere calciatori e partite; perché è l’occhio umano che fa la differenza. Quasi nessuno ormai va a vedere dal vivo i giocatori. Il talento lo devi scovare: ti deve emozionare quando lo vedi in campo, quella è l’abilità. Invece adesso tanti li guardano sul cellulare. Ormai contano gli algoritmi e impera il sistema clientelare. Io sono particolare: non faccio favori nè ne ho ricevuti dai procuratori. Lavoro per l’azienda. Ho avuto presidenti importanti e tosti come Lotito, Campedelli, Camilli, Aponte, Lo Monaco, Barba e Bandecchi. Sono riuscito a resistere a presidenti pesanti grazie al lavoro e ai risultati, tenendo sempre testa a tutti”.
Cosa non funziona nel calcio italiano?
"Si è impoverito il bagaglio tecnico: il dribbling, l’astuzua la fantasia motoria viene meno. Si punta a un calcio più fisico con ritmi alti. Oggi va di moda il primo controllo orientato, ma l’abilità e la destrezza per rompere la linea si è persa. Adesso vedere un gol su punizione diretta a livello europeo è diventato un evento epocale. Siamo regrediti di molto. Basti pensare che la Nazionale è diventata alla portata di tutti, quando in passato servivano anni a grandi livelli per accedervi. I nostri club vanno in difficoltà nelle coppe europee contro avversari normali; perché i ritmi nostri sono bassi, andiamo piano”.
Alla fine pagano sempre gli allenatori…
“Nelle categorie inferiori molti scimmiottano i grandi allenatori, ma in C e D non è applicabile un certo tipo di gioco. Ecco perché stiamo assistendo a una vera e propria mattanza di allenatori. Molto allenatori sono egocentrici e naïf. Allenano per mettersi in mostra loro invece di lavorare per il bene della squadra”.
Qual è un tecnico bravo?
“Quando la squadra perde palla e non si trova in inferiorità numerica nella propria metà campo significa che un allenatore ha lavorato bene”.
Un talento italiano su cui punterebbe a occhi chiusi?
“Dico Pio Esposito. Sono stati bravi l’Inter e lo Spezia a costruire il giocatore. Pio lo conosco bene da quando era bambino. È cresciuto giocando nel quartiere violino con mio figlio. L’Inter e lo Spezia l’hanno aspettato dopo l’anno scorso in cui aveva fatto fatica al primo anno tra i grandi e adesso si vedono i frutti. Qualità principale? La grande mobilità nonostante la mole. Non abbiamo più grandi centravanti in italia: lui può essere la soluzione giusta anche per la nazionale. Devo dire che è stata ottima anche la gestione dell’agente Mario Giuffredi che lo sta accompagnando passo dopo passo, facendo le mosse giuste”.
Allo Spezia brilla anche il fratello Salvatore…
“Salvatore Esposito è un mio vecchio pallino. Lo conosco dai tempi delle giovanili, quando l’Inter lo regalò alla Spal. Ai tempi lo avevo proposto a Vibonese e Siracusa in C, ma non lo presero e alla fine il ragazzo andò a Ravenna. Oggi miglior Salvatore è il miglior playmaker della B: per qualità e rendimento merita la Serie A”.
A proposito dei fratelli Esposito. Le cronache di mercato dicono che stava portando Sebastiano dall’Inter al Chelsea qualche anno fa…
“Tutto vero. Sebastiano tramite un agente che lavora in Inghilterra (Roberto De Fanti) lo proposi al Chelsea. Sebastiano è un talento purissimo. Deve però giocare più vicino alla porta, non come alla Samp che faceva troppi chilometri. I giocatori vanno impiegati nel loro ruolo”.
Chi non gioca nella posizione giusta in Serie A?
“Mi viene in mente Politano che non viene sfruttato a dovere e laddove eccelle. Come quinto è da 6,5; mentre quando gioca più avanzato è letale”.
Parliamo un po’ di alcune sue scoperte. Le va?
“Molto volentieri. Non ho segreti”.
Adesso è tra i migliori centrocampisti della Serie A, eppure quando portò Tommaso Pobega alla Ternana in C molti storcevano il naso…
“Vero. C’era poca fiducia in lui. Lo presi dal Milan con contribuzione economica da parte dei rossoneri. Ci avevo visto lungo”.
Anche Zerbin sta brillando a Venezia…
“Lui rappresenta l’esempio del fatto che il giovane va aspettato: adesso invece si vuole tutto e subito. Quando lo portai a Viterbo non ci credevano in molti”.
Il colpo mancato che la rammarica?
“L’intuizione più grande fu Grealish.
Ero al Milan e dissi subito che era da prendere, senza indugio alcuno. Giocava in Championship al Notts County. Bocciai invece Lozano, nonostante i tanti gol in Olanda. Secondo me Grealish era di tutt’altro livello. Infatti l’anno dopo l’ha preso il Manchester City per 117 milioni”.
Sta facendo una grande carriera pure Acerbi.
“Francesco me lo segnalò Pasquale Gigliotti. All’epoca giocava a Pavia.
Presi tre aerei e affittai una macchina per vedere Pavia-Sudtirol e mi piacque immediatamente. Giocava in C2, ma ero convinto potesse arrivare in nazionale e così è stato”.
Tra i suoi figliocci calcistici c’è anche un certo Ciro Immobile, che potrebbe tornare in Italia all’Inter…
“Pensi che lo stavo chiudendo coi nerazzurri 18 anni fa, quando lavoravo per il Sorrento. Mi ero incontrato all’Hotel Costabrava con Beppe Baresi ed eravamo d’accordo su tutto, poi ci fu il blitz di Ciro Ferrara che convinse Ciro ad andare alla Juve”.
Liverani che lei volle a Terni qualche anno fa è tornato proprio in questi giorni sulla panchina rossoverde.
“Insieme realizzammo l’incredibile rimonta salvezza in B. Dicevano fosse merito mio, ma io ho sempre detto che è stato merito di tutti quell’impresa, a partire dai giocatori. Fabio lo segnalai poi al Lecce: Sticchi Damiani ascoltò il consiglio e con Liverani è volato dalla C alla Serie A”.
Qual è il risultato di cui va più orgoglioso nella sua carriera?
“Ho vinto tre volte la Coppe italia di Serie C e centrato numerose promozioni tipo quelle di Salerno o Gallipoli, ma da un punto di vista operativo credo il mio record sia quello di qualche anno fa alla Ternana di Bandecchi in C. Completai in una sessione estiva ben 19 risoluzioni e uscite senza scambi e realizzando una plusvalenza di bilancio da oltre 1,2 milioni”.